— No, non è vero!... Non è vero!...

Ma tacqui, allibito, aspettando che l'inevitabile burrasca mi investisse.

Invece seguì un silenzio in cui i due cacciatori mi osservarono ancora; poi lo zio Pertica chiese tranquillamente a Giacometta:

— E tu che ne pensi?

— Io sono contenta!

— Ma sai chi è questo signore?

— È un giovine povero; ma è un grande poeta! — rispose imperturbata la mia Sibilla.

Allora i due anziani si guardarono nel fondo degli occhi e l'uno fece all'altro, ad un dipresso, il ragionamento che segue:

— Già!... Che ne pensate, Antonio?... Dopo tutto noi non ci entriamo e non dobbiamo entrarci. Ma, — dice — il mondo non fa così... È vero, è vero, è vero!... Lo sappiamo... lo sappiamo!.... Ma noi facciamo così, noi Tomaso Maldi e Antonio Maldi!... Dice: — Un poeta!... A chi la danno quella povera figliuola, a chi la danno!... — Adagio, rispondiamo noi. In primo luogo noi non diamo Giacometta a nessuno, non vi pare, Antonio?... È lei che si dà! Poi un poeta è un uomo rispettabile come un altro. Che ne pensate, Antonio?... Siamo stati poeti anche noi, ai nostri bei tempi! Se Giacometta ama questo signore e se questo signore ama Giacometta, la nostra coscienza è tranquilla. Noi non dobbiamo guardare un millimetro più in là. Noi non dobbiamo investirci della parte di una giovinetta. Così quando Giacometta ci presenta il suo uomo, a noi non resta che mettere la firma sotto la sua decisione. Che ne dite, Antonio?... E noi mettiamo la firma!

— Sicuro!... E noi mettiamo la firma — soggiunse il piccolo zio. — Dopo tutto si tratta di logica.