D'un sùbito Rorò ricominciò la nenia, quasi dietro le mie spalle.
Allora vidi gli scuri di una finestra della stanza di Giacometta, aprirsi e chiudersi per tre volte. Poi il notturno cantore mi scivolò vicino. Lo seguii, deciso a tutto osare.
Rorò aveva trovata una strada molto più semplice della mia. Aveva lasciata socchiusa una finestra al pianterreno; l'aprì, spiccò un salto e scomparve.
Altrettanto rapido quanto lui, corsi alla mia porticina e, in un battibaleno mi trovai al piano superiore, nella sala sulla quale si aprivano quasi tutte le stanze della villa.
Attesi in un angolo, al buio. Rorò non compariva. Possibile ch'egli mi avesse preceduto se io non avevo impiegato più di qualche secondo per arrivare dal mio posto di osservazione, al punto nel quale mi trovavo? Oppure nella furia di arrivar presto, non avevo posto in sospetto Rorò con qualche insolito rumore?...
Stavo così in dubbio quando ecco il fruscìo di un passo sulle scale; ecco aprirsi lentissimamente una porta e una pallida luce illuminare la sala.
Mi nascosi dietro una poltrona.
Aveva dunque paura del buio, Rorò, se gli occorreva una candela per arrivare a un furtivo convegno?
Mi apparve più pallido di un morto.
Per un poco si fermò a guardarsi intorno e ad ascoltare, poi, sulla punta dei piedi, si diresse alla porta della stanza di Giacometta.