Io solo con te solo e non altri, perchè se l'anima mia trema, non altri può intendere o guidarmi là dove ciascuno per sè può giungere, e solamente.
Forse si possono indicare le strade del Signore, ma non più di questo si può.
Così mi raccolsi, quella notte di maggio, nella chiesetta della Monaldina fra il silenzio diverso di quattro creature prone.
Poi una vecchia si levò; intinse la mano nella pila dell'acqua benedetta, si fece il segno della croce inchinandosi verso l'immagine dell'altare e scomparve.
Poco dopo, dal campaniluccio della chiesa, si sperdevano sotto le stelle, e con le lucciole dei grani, i rintocchi di una piccola campana che suonava non so che cosa: se un'Ave, se un segno di preci compiute, se un saluto alla notte del mondo, se un invito a una lontana preghiera.
Ma furono pochi rintocchi. Allora anche la seconda vecchia si levò e scomparve. Poi fu la volta della signora Zeffira.
Rimanemmo soli, Giacometta ed io.
Nè Giacometta accennava a ridestarsi dal suo sogno remoto. Trascorse non so quanto tempo ancora, poi l'amor mio si levò d'un subito, si inchinò e si rivolse per uscire.
— Siamo rimasti soli?
— Sì.