Non era morta. Forse era una pausa. L'ultima forza della sua vita cercava un'altra strada nel profondo... al di là del profondo. Era una pausa. Null'altro poteva essere. Avevo questa ferma e testarda convinzione come se una voce (nè la mia nè la sua) mi avvertisse.

Non poteva andarsene così; non poteva transitare senza riaprir gli occhi; non poteva non vedermi.

Tutta la mia ferma volontà; tutto il mio dolore e il mio amore erano in tale segno. Le presi una mano. La tenni fra le mie, serrata. Era fredda. Gliela baciai, gliela riscaldai con l'alito.

— È inutile!... È inutile!... — dissero le donne.

Allora volli essere solo. Non avevo paura della morte. Era una mia piccola sorella dagli occhi buoni e dolci, una primavera di sedici anni che batteva alla soglia eterna. No, non avevo paura di essere solo con la sua morte, se doveva morire. La mia volontà ebbe un solo pensiero e tutta ridesta fu la mia energia.

Pregai le donne di andarsene.

Non volevano. Le costrinsi. Non erano che estranee ed io sapevo di non essere un estraneo. Io potevo ancora affacciarmi, con anima di fratello, alla soglia di quell'agonia.

Le due anziane se ne andarono a malincuore, a passo a passo; ma videro la mia faccia che si induriva; videro gli occhi miei che erano ben fermi nella risoluzione.

Dovevo essere solo con lei.

Io solo con lei, nell'ora della sua morte.