Mi accostai al letto. Feci disciogliere il velo che copriva la lampada.
E, alla luce che si diffuse, affondata nel grande guanciale, mi apparve la sua povera faccia ch'era già quella d'una morta.
Aveva gli occhi chiusi; ma la bocca era bianca, ma le guance erano infossate, e, sotto la pelle senza più sangue, si disegnava il suo piccolo teschio.
Questa era la sorella dei lillà in fiore, la nata all'ombra delle serre, e della croce.
Le mani scheletriche, abbandonate sulle coltri, avevano quel moto continuo e incomposto di ricerca e di affanno che precede e segue l'agonia. Il suo respiro si faceva sempre più rapido e breve.
Ad un tratto non si udì più.
Un grido spento fu nella stanza:
— È morta!...
Le due donne si accostarono al letto. Io non distaccai gli occhi dal volto di lei.
No, non era morta. Avevo ormai la ferma convinzione ch'ella dovesse vedermi ancora, che ancora dovesse parlarmi.