— Almeno — dicevo mentalmente a Giacometta — almeno piangerai quando mi saprai morto!

E mi facevo una grandissima pena; oh, questo sì! Mi facevo proprio pietà!

— Che male ti ho fatto io, ingratissima bionda? Io stavo qui, al mio davanzale e non ti avrei domandato mai niente. Non pensavo alla tua ghirlandella... pensavo ai paradisi lontani, ai tuoi grandi occhi celesti, alla sola poesia che si partiva da te per venirmi a trovare e non ti avrei domandato mai niente! Avrei scritto di te come della cosa più lontana, nel mondo più irreale e, sarei stato contento. Mentre adesso...

E singhiozzavo perchè la pena era profonda Del resto questo capita a tutti, una volta nella vita, dai quindici ai cento anni.

Piangere per una donna non è male; forse è male non piangerne mai.

Il giardino incantato di Giacometta era senza più voce, senza più colore ed io, dalla mia soffitta, lo vedevo come un luogo squallido dal quale fosse esulata l'anima. E pioveva ed era ritornato il freddo.

L'aprile si era fatto frate trappista, questo benedetto mese d'amore.

E tu non c'eri più, cuor del mio sogno.

Perchè non dirmi piuttosto:

— Franzi, voi dovete fare come io voglio!