Se trovi una ghirlandella, non perdere troppo tempo

Questa era adunque la cosa che Giacometta ricordò di aver dimenticata quando eravamo sul punto di cadere avvinti fra l'erba di un prato deserto; e questi i barbarici riti che la mia bella spietata aveva appresi e conservava in sacra eredità dalla sua selvaggia antenata Tatiana.

Ora Giacometta, voltasi intorno e veduto Girolamo passare con una scala a pinoli, lo chiamò a gran voce e, come fu vicino, gli ordinò di posar la scala sopra una vecchia ed altissima betulla che sorgeva in mezzo ad un prato, dietro il muro dei gelsomini.

Quando ebbe fatto questo il vecchio giardiniere riprese la strada lemme lemme, a testa bassa, scomparendo tra i fiori ch'egli faceva nascere.

Poi che fummo soli, Giacometta riprese:

— Vedi quel ramo?... Quell'ultimo ramo là, in alto?

— Sì.

— Bene: tu devi appendere la nostra ghirlanda lassù.

L'impresa non era facile ma la condussi a termine.

Riprendemmo la strada con l'ultima luce del giorno. Però non era tanto buia l'aria che, giunti presso la finestra della mia soffitta, non scoprissimo, io con orrore e Giacometta con curiosità, un'ombra appoggiata al davanzale delle mie lunghe attese.