Si udiva Principina cantare da una serra lontana. Si vide Girolamo attraversare un viale e scomparire, a testa bassa, fra i fiori che faceva nascere.
Giacometta raccoglieva, ora, lunghi tralci di gelsomino e ne distaccava i fiori che lasciava cadere nelle mie mani congiunte a giumella. Quando le mani mie furono colme, si guardò intorno a cercare un luogo nel quale riporre la raccolta; poi sedette sull'erba e mi fece cenno di lasciarle cadere sul grembo la bianca messe. Io continuai l'opera ed ella, frattanto, componeva lentamente una spessa ghirlandella.
Piegati a cerchio varii tralci di gelsomino e di vitalba e intrecciatili fra di loro, trasceglieva tra i fiori che aveva sul grembo, quelli che eran più grandi e sbocciati, e li fissava fra le connessure del fusto, tanto vicini da non lasciar il benchè minimo spazio fra l'uno e l'altro. Le nasceva così una bianca e soave ghirlanda. Si era ella composta sul verde prato, in un atto soave, il volto un poco inchino, soccallate le palpebre, ma appena, sì che le lunghe ciglia, leggermente arcuate, le raccoglievan nell'orbita un più oscuro colore che rammentava quello delle violette. Ed aveva il sole sui capelli ad onde, e a sommo del volto, e sulla persona sottile che si stagliava così, fra i fiori e le piante, in una aggraziata levità da core.
Poi, a questa grazia, una nuova se ne aggiunse che nacque improvvisa. Si riudì di molto lontano il canto di Principina e allora anche Giacometta incominciò a cantare.
Ora il sole era già presso al tramonto quando Giacometta balzò in un grido festoso.
— Franzi, Franzi, questa piccola cosa nata dal nostro amore dovrà indicarci la strada nostra!
Poi, posata la ghirlandella sui capelli riprese sorridendo:
— Ora baciami!
E la baciai sulla bocca.