— Guarda come ci saluta...

Io vedevo infatti la mia formidabile zia, nel suo giallo addobbo di raso, agitarsi e protendersi e salutar con le mani e col capo e col torso. E temevo ch'ella stesse per compromettere la mia lunga fatica, come infatti tentò di fare.

Ad un tratto levò la querula voce a un confidenziale saluto, tanto che mi si gelò il sangue quando l'udì dire:

— Buonasera nipotini miei!... Buonasera!...

Giacometta si fermò e scoppiò a ridere.

— Ma è pazza!...

— Non c'è dubbio — risposi.

— E non hai paura di trovartela in casa quando ritorni?

— No. Ci ho fatto l'abitudine.

— Dunque la conosci?