— E a voi non era nato mai il desiderio di leggere queste lettere?

— Mai.

— Peccato! Perchè sono veramente degne di essere osservate!

Don Barchetta volse gli occhi al soffitto in atto di squisita distrazione.

— Pare impossibile — riprese il maestro e donno — sembrano scritte su la falsariga di un epistolario galante.

— Davvero? — chiese la contessa, maravigliandosi.

— Proprio così. Sentite.

«... ah! i bei tramonti, i bei tramonti, ricordi Didino mio? su le vette della Cescara, al castello di Belfiore, alle sorgenti del tuo azzurro fiume di cui mi sapevi dire tante cose e sapevi con fascino sì grande narrarmi gli incantesimi. Quanto ti ho amato, quanto t'amo ancora per la tua dolcissima parola fascinatrice, irresistibile, avvolgente.

«Io sono una povera paglia in tuo dominio e tu mi possiedi.

«Ora sono solo, così solo che tutto mi fa sospirare e non penso che a te, e te vedo in tutte le cose e di te parlo ai boschi, alle nubi che scendono verso la lontanissima pianura, al sole che muore nel tuo bel mare pieno di vele rosse.