— Quand'ero a casa, dormivo già a quest'ora.
— Anch'io!
— Non hai sonno? Io sono un poco stanca! — disse Europa chinando il capo con gli occhi molli di dolcezza.
— Lo credo, povera piccola! — rispose Didino. — Il viaggio è stato lungo e faticoso, non si arrivava mai! Anche la notte scorsa non hai riposato! Vai a dormire, io rimarrò qui, su la poltrona e ti aspetterò.
Europa lo guardò con un senso di maraviglia nuova:
— Su la poltrona?
— Si. Ci si sta bene. — E aggiunse dopo una sosta. — Non preoccuparti per me; io dormo ovunque.
La giovanetta ebbe timore che il compagno suo fosse per davvero più santo di padre Origene. Chinò il capo sul palmo della mano e si tacque.
Il sentimento della sua femminilità offesa, forse inconsciamente, da l'inverosimile amante, si ribellava ora dandole un senso lieve di amarezza e di scoramento. Ma come non intendere certe cose? Era egli forse più semplice e più ingenuo di un poppante? E pure pareva fosse chiara l'anima sua e aperta come un sillabario! E pure, per certi sottintesi giocondamente piacevoli, pareva... Ecco, non le era dato tacere perchè le si imponeva un dilemma: o Didino voleva prendersi giuoco di lei, e in tal caso sarebbe stato imperdonabilmente cattivo: o... — Non compì il pensiero chè il pudore e lo sdegno le fecer le guance vermiglie.
Manso Liturgico frattanto, pensava che Europa gli avrebbe serbato senz'altro gratitudine immensa per quella sua onesta condotta da buon figliuolo.