E Didino pensò: — Che cosa aspettiamo? Perchè non dice ella una parola? Il suo silenzio è causato forse dal pentimento. Certo, ella è pentita d'aver abbandonata la famiglia, d'esser venuta con me ed ora se ne duole e non mi guarda e non mi parla. Ma io non l'ho ingannata; quando vorrà ci sposeremo. Io anche ho avuto per lei il rispetto che si ha per una santa e, da quando siamo soli, non le ho chiesto pure l'ombra di un bacio. Dovrebbe amarmi di più; dovrebbe apprezzare il mio sacrificio e la mia onestà!

Così si doleva in cuor suo il giovinetto amatore, mentre Europa fissava con gli occhi larghi ed oscuri l'ardente luminosità di Sirio.

E pensava a sua volta: — Che cosa aspettiamo? Perchè non mi parla? Non vorrà, spero, ch'io sia la prima a rivolgergli la parola, e non potremo passare tutta la notte così! Almeno sapesse dirmi le cose che mi ha scritto! Mi piacerebbe sentirmele ripetere all'orecchio, sussurate dalla sua voce. Ma perchè tace e rimane tanto lontano da me? Mi farebbe compagnia... ma così!...

E il silenzio continuò ancora finchè Europa lo ruppe con una domanda sussurata a pena:

— Che ore sono?

Manso Liturgico alzò gli occhi, sorrise, estrasse l'orologio e lo mostrò senza dir parola alla compagna:

— Le dieci? — chiese Europa debolmente.

— Si, sono le dieci — rispose Didino.

— Com'è tardi! — riprese Europa.

— Infatti... è tardi!