Vide svettare le cime degli abeti, nere sul cupo cielo e giunse ad avvolgerlo la brezza dei mari che precorre l'alba e l'annuncia.

Poi l'inenarrabile martirio ricominciò. Riudì il soffio ritmico passar nella notte con reiterata ed inesausta lena; poi al primo se ne aggiunse un secondo, un terzo, un quarto quasichè fosse su la spianata del castello un esercito dormiente.

Più non sapeva ormai a qual santo votarsi: tentò la preghiera, e gli morì su le labbra; si appellò alle sue energie, ma non posero argine sufficiente al terrore.

Ad un tratto gli parve scorgere fra le rame protese di un abete, qualcosa di orribilmente rosso, come uno spaventoso fantasma sbucato da l'ombra e irradiante d'improvviso tutte le cose. I mugolii crebbero d'intensità, si moltiplicarono, quasi a festeggiar l'ignota apparizione.

Egli più non vide, più non resse. Spinse indietro la pesante poltrona che ruzzolò al suolo con subito fracassìo; girò un lato della tavola; corse verso la stanza nuziale e, allorchè fu per entrare, la porta si aprì. Europa apparve, dolcissima nel suo costume notturno.

Poi la coppia paurosamente felice dileguò. Frattanto Madonna Luna, salutata dai soffi dei barbagianni, saliva sorridendo nei cieli. Così ciò che la solitudine non aveva allacciato, la paura costrinse. E l'amore piacevolmente fu accolto fra le vecchie mura, come si conviene a persona dabbene.

Qualche giorno dopo, il canonico Bartoletti, inviato speciale di Monsignor Rutilante, giunse a fatti compiuti.

In breve tempo Monsignor Rutilante, messo su le peste dal marchese Barbigi, aveva scoperto la dimora dei fuggitivi, ma non in guisa sì fulminea da impedire che l'impresa fosse consumata.

Ciò non pertanto, l'animo suo fiero e settario non si arrese. Se non era possibile, secondo la norma di onestà comunemente osservata, far ritornare i giovani ciascuno al loro nido e non parlarne più; se non era possibile, data l'accanita campagna dei repubblicani, stendere un velo su l'atto inconsulto che un figlio della Chiesa aveva compiuto per impulso di leggerezza, ben altre vie si presentavano per trionfare su la tracotante arroganza de' suoi fieri nemici e per far sì che in nulla l'integrità di un clericale potesse essere violata.

Scrisse al canonico Bartoletti, uomo di lettere ecclesiastiche, e lo pregò di recarsi al Castello dei Lecci ed ivi intrapprendere con la sua profonda dottrina, la non difficile conversione di Europa Battifiore.