Era divisamento de l'astuto vescovo da l'ampio viso folto di peli, di far sì che Europa, pentita della sua non bella condotta, si ritirasse in convento. In tal guisa sarebbero rimaste a lui le vie piane; per Manso Liturgico, poco v'era da preoccuparsi.
Il canonico Bartoletti compì la missione con zelo veramente cattolico. Primavera e amore gli mossero aspra guerra; ma egli seppe trionfare anche su gli eterni nemici degli uomini neri.
Con la paura, con macabre visioni, con terribili minaccie pose tale turbamento ne l'animo di Europa da farla piegare a' suoi consigli.
Scrisse allora a Monsignor Rutilante chiedendogli in quale convento avesse dovuto far ritirare la convertita e domandando ragguagli circa la condotta da tenersi con Manso Liturgico che soffriva di orribili malinconie.
Ora aspettava la risposta del solenne prete e frattanto riposava onestamente sugli allori.
CAPITOLO XIII. Nel quale si assiste ad un trionfale ritorno.
Cavalcavano su per l'erta.
Il Cavalier Mostardo aveva una muletta grigia, bestia di buona volontà e di miti costumi; Marcôn, un vecchio asinello nero, cocciuto e caparbio che non volea saperne di essere guidato e andava lungo gli scrimoli dei burroni.
A un cascinale che si trovava ai piedi di Monfùg, i due viaggiatori avevan lasciato il loro veicolo, e per non intrapprendere la lunga salita a piedi, avevan facilmente noleggiato le due cavalcature atte a quei passi rupestri di percorso difficile.
Rompeva l'aurora a l'oriente.