Allora Don Papera pose il capo al finestrino.
Vide le file di pioppi coronanti gli orti, i giardini, le mura; vide le ultime case della città, il fiume azzurro, il ponte romano, l'immensa distesa verde della campagna; poi, ondulando, sussultando e lacrimando si perse nelle lontananze, sotto le ali della notte.
Nella città degli uomini rossi, frattanto, e precisamente nel palazzo della contessa Liturgico, era uno sfolgorio di lumi, un andare di suoni, un lieto frastuono di parole e di canti.
Monsignor Rutilante aveva voluto si festeggiasse così il ritorno di Manso Liturgico per non far credere ai repubblicani che tal ritorno avesse sventato, come si vociferava, un piano prestabilito dai clericali.
Con ciò non s'era il granitico vescovo piegato alla volontà della contessa Liturgico la quale propendeva per il matrimonio; Monsignor Rutilante, mentre fingeva di darle ascolto, pensava per suo conto quale fosse la direzione migliore da seguirsi.
Le elezioni politiche erano prossime. Durante il periodo turbolento gli si sarebbe presentata occasione propizia per isventare l'oscura minaccia. Avrebbe mandato il giovane Liturgico in qualche remota parte del mondo; l'avrebbe chiuso in qualche convento solitario fra i monti e, mancando il capro espiatorio, le pretese dei repubblicani sarebbero riuscite a vuoto. Ma conveniva agire con cautela e ponderazione perchè numerosi occhi erano aperti a scrutare, senza posa mai, giorno e notte. Frattanto, il giovanetto in parola, trascorreva gaudiosamente le ore.
Nella grande sala del suo vecchio palazzo seicentesco erano accolte tutte le famiglie che rappresentavano l'aristocrazia nera (superstite e fiero baluardo delle dottrine cattoliche nello sconvolto mare della città rivoluzionaria) e le fanciulle guardavano l'eroe con viva sentimentale attenzione.
Ai loro occhi il mite adolescente ch'era fuggito, non per atto di ribellione ma per semplice forza d'inerzia, acquistava l'incomparabile aureola d'arditezza virile che s'impone e comanda. Le charme de la canaille lo rendeva persona nuova alle vecchie conoscenze e, mentre per l'innanzi lo stimavano inutile balocco, ora, con dolcissima soavità ammirandolo, lo covavan con gli occhi per il desiderio romantico che è nel cuore di ogni giovanetta bene educata alla guisa clericale.
Didino, in quel suo mezzo di famigliare intimità, provava ora un sentimento di immensa dignità virile, tanto che avrebbe rapito le altre quattro parti del mondo per rinnovare simile soddisfazione.
Le danze si animavano col trascorrer de l'ora, l'affiatarsi degli invitati e lo stabilirsi delle piccole simpatie; il cicaleccio cresceva e i suoni della piccola orchestra avevano virtù nuove per ogni mente accesa.