Suonarono le tre poi le tre e mezzo. Il tempo pareva trascorresse con insolita rapidità.
Molti repubblicani, per la stanchezza grande, videro tutto rosso; altri si sedettero sfiniti; altri fumarono, disperatamente, con la tenacia di chi vuol resistere fino a l'ultimo.
Tragico Arrubinati leggeva la lista degli elettori su la quale veniva contrassegnando coloro che non avevano compito ancora l'atto doveroso.
Ad un tratto fece un cenno al Cavalier Mostardo che si avvicinò:
— Dì? Bruto Arullari non ha votato.
— Non ha votato?! — esclamò il Cavaliere sbarrando gli occhi.
— No. Bisogna andarlo a chiamare subito, prendi una vettura.
Il Cavalier Mostardo, urtando e calpestando i presenti, si slanciò fuori dalla sala.
Tragico Arrubinati fece cenno ad altri che si avvicinassero, poi a ciascuno dette ordine di sollecitare qualche ritardatario. Partì una torma, via, in corsa per le vie ardenti.
E giunsero vetture e grida di protesta e di sollecitazione.