— Dite, presto! — rispose rudemente l'anziano.
— Prima di seguirvi — riprese l'anarchico — permettete provveda alla vita di Plè, mio affettuoso fratello.
Fattosi su le scale poi, chiamò a più riprese:
— Schignòtt? Schignòtt?
Una voce cavernosa rispose e, poco dopo, il pezzente si presentò su la porta.
— Ascolta Schignòtt! — riprese Gargiuvîn: — Io sono invitato da questi signori; forse rimarrò assente qualche giorno. In questo tempo ti affido il mio caro Plè. Abbine cura come fosse una tua pupilla, il tuo cibo prediletto. (Non dico la tua amante perchè sei troppo brutto). Il suo pasto lo sai: quattro ossa al giorno: niente più perchè soffre di gastricismo. Non viziarmelo. Serbalo puro ed amalo!
Rivoltosi poi alle guardie, disse loro:
— Eccomi!
Queste lo presero in mezzo e, cianchettando ed ondulando, l'anarchico si avviò giù per le scale. Su la sua faccia pallida era un indefinibile sorriso di scherno.
Fra un formicolìo di fanciulli, di donne e di sfaccendati, l'improvvisato corteo giunse al corpo di guardia. Su la porta erano schierati, in due ali, alcuni poliziotti che tenevano a freno i curiosi.