— Largo! largo! — gridò l'anziano avanzando.
Fra un sussurio crescente, Gargiuvîn sbucò dalla folla; ma quando fu per entrare ne l'andito, si piantò su le gambe sbilenche, alzò il capo in comico atteggiamento, guardò in viso le guardie e gridò loro:
— Amici!... Son di ritorno!
Poi, fra un impeto improvviso di fischi, di urla e di risate, scomparve dietro l'ombra della fiera legione.
CAPITOLO IV. Nel quale gli anarchici prendono consiglio.
Allorquando Gargiuvîn si fu allontanato fra la folla che tumultuava e l'ultima eco delle grida si perse nel consueto silenzio delle piccole vie lontane, Schignòtt aprì l'impannata della breve finestra che dava luce al suo momentaneo rifugio, sogguardò intorno e, assicuratosi che nessuno era in agguato, prese con sè Plè e uscì camminando in fretta rasente ai muri. Dopo aver percorso un laberinto di vicoletti, giunse sotto le mura, alla piccola tana di Don Vitupèri. Raccolse un sasso e battè su l'uscio (nel quale era aperto, verso la base, un piccolo passaggio quadrato per il gatto e le galline) prima tre colpi rapidi, poi tre più a rilento e tre ancora.
Una voce cavernosa rispose da l'interno:
— Novità?
— Apri — disse Schignòtt.
Poco dopo l'uscio si dischiuse e il pezzente entrò accompagnato da Plè.