— Marcôn? Marcôn?

Il lacero profeta si volse, sogguardò, poi, com'ebbe riconosciuto il Cavalier Mostardo, stette fermo ad attenderlo mentre i compagni suoi si allontanavano lentamente.

— Dove andavi? — chiese il Cavaliere.

— Lontano — rispose brevemente Marcôn.

— E dove?

— Non lo so.

— Come non lo sai? Sei matto?

— Non lo so! — rispose il profeta con la sua flemma filosofica.

In un'ora differente, forse il gran repubblicano avrebbe persuaso l'anarchico che quello non era il mezzo migliore per ragionare con un par suo; ma allora, con la piena di gigantesca affettuosità che gli inondava il cuore, avrebbe perdonato a tutti, anche al signor Rutilante. Così battè una mano su la spalla del piccolo ben chiomato vagabondo e gli disse:

— Sai? Fra due giorni Didino sposerà Europa!