Monsignor Rutilante circuì i liberi pensatori, nelle invisibili trame del suo esercito innumerevole che combatte a guerriglie e non ha temibili nemici.

D'altra parte Gian Battifiore aveva chinato il capo al destino e si era rassegnato a pagare il riscatto che gli anarchici avrebbero chiesto, forse, per rendergli la bella creatura scomparsa.

Europa era la sua intelligenza viva; era il ramo più forte della sua prolifica pianta, colei che si era adorna di ogni più squisita bellezza del sapere e poteva sostenerlo nelle sue difficili vie, ed essergli di consiglio e di aiuto.

Gli doleva ch'ella fosse stata vittima di occulte vendette; ma intimamente pensava alla grande dignità di dolore e alla nuova forza di potere che gli avean dato gli anarchici, vendicandosi in tal guisa della superiorità sua e del suo partito.

Dunque avevano necessità di colpirlo negli affetti, non riuscendo loro possibile altra via di vendetta?

Forte come uomo, più forte come capo di una falange ardita e battagliera, i dinamitardi non potevano aver l'ardire di prenderlo di fronte, e gridargli:

— Ora si veda fra noi, Gian Battifiore, chi vale più!

Ma oscuramente, eludendo la vigilanza, lo colpivano nel suo nido; nella persona più cara ch'egli avesse su la terra.

Tristi e dolorose necessità queste, nella vita; il destino, per esaltare una creatura, vuole sempre le sue vittime.

Così l'uomo calvo, che aveva nel sangue una terribile capacità vulcanica; il violento oratore dei comizi, assumeva di fronte agli estranei che si dolevano per la sua disgrazia, un contegno enigmatico, tanto che alcuni andavan sussurrando: