— Ma Gian Battifiore impazzisce!

Mentre in cuor suo, il libero pensatore, sentiva che la gloria lo trascinava su cime luminose; lo poneva nel suo nido di falco, fra le asprezze adamantine delle rupi; gli donava un trono, alto su la folla plaudente alla vittima delle segrete mene politiche, dei terribili odii di parte, delle oscure vendette settarie.

Europa, la gaia Europa, l'ultima nata fra le cinque parti del mondo, era stata sempre la sua dolcezza. Sbocciata di maggio, portava con sè la fortuna che rinnova, povera santa anima sua!

Prima, amore e dolce luce della triste casa; ora, vittima della grandezza di suo padre!

Bortolo Sangiovese, Bartolomeo Campana e Ardito Popolini non avevano abbandonato un istante il loro capo, dal giorno della disgrazia. Alla mattina erano ad attenderlo e lo riaccompagnavano la sera, camminando in silenzio, le mani dietro le reni e il capo chino.

Sui tre seguaci, si rifletteva un po' la gloria del doloroso.

E, al loro passare, tutti si facevan su le porte e sussurravano:

— Guardali, guardali!

Gian Battifiore era al centro, la corte si distribuiva ai lati. Solo Bortolo Sangiovese, ch'era piccolo e rotondo ed aveva le gambe cortissime, rimaneva un poco addietro e seguiva agitando le braccia, tutto acceso nel volto, ma felice di quel suo affrettarsi.

— Com'è pallido! — dicevano i curiosi segnando Gian Battifiore. — Pare abbia vissuto mill'anni!