Europa pensò che l'amore è cosa dolcissima.
Dicono i romanzieri, i quali si intendono di psicologia e si ripetono con sbrigliata indifferenza, che vi è un punto, un attimo, nella vita di una giovanetta, in cui il cuore le si apre d'improvviso come una melagrana matura, e accoglie il primo amore, indimenticabilmente soave.
Europa era della stessa opinione una sera, allorchè, volgendo gli occhi per la sottostante via (moriva un crepuscolo di croco dietro una fila di pioppi lontani), vide Manso Liturgico che la guardava con soavità intenzionale; era della stessa opinione e si convinse che il primo amore è un sentimento strano il quale nasce per generazione spontanea senza sapere perchè.
Assecondò così il giovinetto amatore.
Dopo qualche sera, Divina, la gigantesca camerista delle cinque parti del mondo, recava nel seno a Europa, una rosea missiva alla quale, naturalmente, la giovinetta rispose.
Passata una settimana, vi fu la primizia del bacio.
Poi, si prepararono i piani per l'immancabile fuga, dato e concesso che Manso Liturgico, detto per vezzo Didino, essendo ascritto al partito clericale militante e figlio di una vecchia nobilissima contessa, salda colonna di nostra Madre Chiesa, non poteva aver speranza d'impalmare, per le consuete formule di legge, la figlia del più fiero repubblicano che la Romagna nutrisse nel secolo rosso.
Così solo Divina fu messa a parte della cosa.
Europa tutto le confessò piangendo e la camerista disse con semplicità:
— Bambina, ci sarò io per te!