— Io non vado! — esclamò Ardito Popolini.

— Neanch'io — aggiunse il Campana.

Gian Battifiore si strinse la fronte fra le mani.

— Guarda — riprese il Campana — c'è il Cavalier Mostardo laggiù, possiamo mandar lui.

Gian Battifiore scrollò le spalle senza rispondere. Poi, alzando gli occhi, vide un nuovo arrivato ed ebbe un'idea felice.

— Ecco il mio caso! — mormorò, e si diresse con le mani tese verso il conte Alfonso Bigamia. — Caro conte devi farmi un grande favore! — gli disse stringendogli le mani con effusione.

— Anche due se posso.

— Devi incaricarti di ricevere le signore e le autorità.

— È solo questo che vuoi?

— Sì.