— Sarà fatto.
E il conte si avviò.
— Ascolta — riprese Gian Battifiore — se credi può aiutarti Coriolano!
— Non ne ho bisogno — rispose Bigamia sorridendo.
— Belle storie! — fece Ardito Popolini bofonchiando.
— Povera democrazia! — aggiunse Bartolomeo Campana; ma questa volta Gian Battifiore non udì o non volle udire.
Giunse Veneranda con le figlie; quattro eleganze sotto al sole. Asia vestiva di giallo, un giallo cupo come quello delle zinnie le quali, per chi non lo sa, sono fiori molto sciocchi che adornano i giardini eleganti. Era pallida, cupa, accigliata e guardava il suo simile con l'ira repressa e feroce delle vecchie e brutte zitelle.
Giunsero le signore de l'aristocrazia in vesti estive; tutto uno sfolgorìo di bianco, di rosa e di celeste chiaro si espanse. Il recinto si animò pei colori e la festevolezza che portati seco le belle donne, ovunque. Giunsero gli studenti, gli assessori, il prefetto, ii generale; ogni bellezza ed ogni autorità fu presente al solenne consesso.
Il recinto per il popolo era gremito, urlante, ossessionato. Tale recinto l'aveva voluto Ardito Popolini ed ora se ne trovava quasi pentito, vista la mala grazia de' suoi umili fratelli in fede repubblicana.
Infatti, per passare il tempo, i rappresentanti più interessati della democrazia si erano empite le tasche di semenza, di lupini, di ciliegie e di ogni sorta di ghiottonerie vegetali! Poi tanto per dimostrare come il loro rispetto per Madonna Cortesia fosse intenso e come, per isquisiti sentimenti di delicatezza andassero essi evolvendosi verso l'ideal forma di perfezione per la quale qualche Grande sognò inutilmente, gettavano i noccioli e le buccie nella cattedra degli oratori, nelle tribune delle autorità, nello spiazzo occupato dalla musica.