— Ci sono stato mai? — domandò Bucalosso.

— Avete avuto fortuna.

— Ma ci sono stato mai?... — ribattè il cocciuto. — Bsogna guardér a quest! Bisogna guardare a questo!...

— Bé!... Ma io non ho niente da farvi fare!...

Bucalosso aveva la fronte ampia come un righello; qualche centimetro quadro, senza contare il cuoio capelluto, ragion per la quale le sue sensazioni si perdevano nel medesimo e tardavano a manifestarsi nell'indice dell'umana nobiltà. Questa volta però il dolore del reciso rifiuto uscì dalla zona dei capelli e apparve fra le tre grosse rughe che attraversavano la fronte in tutta la latitudine sua.

— Va bene — disse. — Vuol dire che, se non mi volete, am srandèll cun i ross! Mi srandello coi rossi!...

— Ci ricorderemo anche di questo! — rispose Mostardo e si levò.

Bucalosso afferrò il suo cappelluccio che aveva posato con bel garbo proprio sulla cima di un ginocchio; lo afferrò e lo fece scomparire nel gran pugno, sotto l'origemmante filza dei tozzi anelli.

Angua d'... mio!... — Questa volta non tradusse.

Non conveniva spiegare una bestemmia, fermata a mezzo d'altra parte. Ben altro ribolliva nell'angusta oscurità della sua anima gialla. Giunse alla porta, la piccola testa quasi sepolta fra le smisurate spalle in una muscolatura di mostro. Le maniche della giacchettina scoppiavano pel soverchio contenuto, ma ciò metteva in maggior risalto gli scacchettini rossi e marroni.