— A soia un vigliach, me?
Sono un vigliacco, io?... Dal fondo della sua coscienza saliva un «No!» monumentale. Non era egli stato sempre in prima linea, sempre un fuorisacco autentico?... E se c'era stato da gridare: — Abbasso il Re! — chi l'aveva gridato per primo?... Lui! Sempre lui!... Questi sono titoli! E nelle confusioni, nei tentativi di rivolta, chi aveva preso la doppietta ed era disceso in piazza per primo? Il Cavalier Mostardo!
— Hóia fatt par ridar?
Ho fatto per ridere?... C'era tutto un passato luminoso. Egli era una tradizione. Ma ora le cose si complicavano un poco troppo. Non c'era più da combattere con l'insulso moderatume e con l'odiato clero: veniva innanzi una forza nuova, bene organizzata, violentissima: le Leghe rosse, la Camera rossa, il Socialismo insomma.
Il Socialismo!... Quante volte aveva meditato su questo partito dei versipelle e aveva sempre conchiuso:
— L'è una bela vigliacarì!
È una bella vigliaccheria!... Perchè se lui, putacaso, fosse stato grasso borghese glie l'avrebbe fatto vedere, ai socialisti, come si faceva a metterli a posto!...
— Ah, tu vuoi venire dove sto io?... Ah, tu vuoi prenderti la roba mia e vuoi anche impiccarmi alla lanterna?... Ah, io sono un ladro?... E tu che cosa sei, allora, se vuoi portarmi via quello che ho?... Vuoi fare ai pugni?... Avanti! Vuoi fare alle coltellate?... Avanti!
Così si doveva dire e in piazza e nei comizi, per Bios! Ma il borghese era una viltà consacrata; un pidocchiume sentimentale. Non aveva imparato che l'arte di tremare e di raccomandarsi al Governo.
— E Gvéran?... Chsèll e Gvéran?