— Ma perchè?
— Sono gentaccia. Non voglio che vi vedano.
— Ma vorrei ben vederli io!
— Un'altra volta... sì... un'altra volta! Oggi è troppo tardi; poi non c'è da fidarsi! Venite, venite per di qua.
Ninon Fauvétte non potè insistere e seguì Mostardo che la fece uscire per una porticina, poi la condusse per mano attraverso qualche stanza buia finchè non si trovarono alla porta delle scale.
Prima di lasciarla il Cavalier Mostardo volle essere ancora corretto; si inchinò con bel garbo e disse:
— Vi ringrazio di essere venuta... Spero ritornerete presto... Ricordatevi ch'io vi tengo in mezzo al cuore!...
— Voi siete ben gentile!... — rispose sorridendo Ninon e abbandonò ambo le mani fra quelle poderose di Mostardo.
Allora egli la trasse a sè un poco più, sempre un poco più fin ch'ella non gli si abbandonò sul petto.
La bocca di lui ritrovò quella di lei e fu un pateracchio combinato.