Come i due sozii furono scomparsi, il Cavalier Mostardo uscì dallo studio, serrò la porta a chiave e si diresse alla stanza dov'era raccolto il resto della brigata. Entrò che i bei compagni facevano un baccano indiavolato. Non appena comparve Mostardo regnò un silenzio da chiesa.
— Che cosa è stato? — domandò il Cavaliere.
— Niente.
— Siete pronti?
— Sì.
— Allora andiamo.
A vederli così vestiti: chi col fondo dei pantaloni che gli scendeva come una borsa; chi con certe braghesse nelle quali diguazzava come in un pallone; chi annegato in una giacca monumentale o costretto in un farsettino tanto striminzito da non potervisi rimuovere, chi li avesse veduti, quei bei campioni, non avrebbe trattenuto le risa. Ma Mostardo aveva ben altro per il capo. Si avviò innanzi e la masnada gli tenne dietro in silenzio. Furono in una stanza a terreno. Mostardo distribuì le biciclette, gli schioppi e le cartucciere; poi si armò a sua volta.
— Venite anche voi? — chiese l'Affogato.
— Sì — rispose Mostardo.
— Bene! Allora sì che faremo bufera!