Il Cavalier Mostardo si fregò le mani. Anche quella era fatta. Ora bisognava pensare alla parte sua.
Nel cielo c'eran le stelle e il campanile della Piazza col pi grande pareva facesse la guardia alle lucciole del cielo altissimo.
C'erano molte stelle quella notte e al Cavaliere venne fatto di guardarle. Poi faceva dolco. Poi si sa che anche nel cuore di un uomo in lotta c'è sempre un angolo di pace dove può rifugiarsi una cosa diversa. Questa diversa cosa fu per il Cavalier Mostardo, quella notte, Ninon Fauvétte, fior di Parigi.
Guarda che bel seren con quante stelle!
Questa è la notte da rubà le donne...
Canticchiò e vide Sirio che civettava in mezzo al cielo come un pavone. Le stelle... il cuore... la dolcezza dell'aria... Ninon Fauvétte, fior di Parigi... Già, i baci di lei sapevano un poco di glicerina (curiosa!...); però aveva una bocca tale che avrebbe fatto perdere cinquanta staffe, anzi tutte le staffe del mondo! Una donna da mangiarla a grandi bocconi, come una pietanza golosa.
Chi ruba donne non si chiaman ladri...
Si chiaman giovinotti innamoratiiiii...
Questa volta cantò a tutta voce. La gran civetta del cielo, Sirio, gli brillava proprio nel centro del cuore.