Gli sarebbe convenuto più assalire o parlamentare?

Optò subito per la seconda misura, giudicandola più civile, pur disponendo gli uomini in modo da esser pronti all'assalto, se il parlamentare non avesse ottenuto il risultato che si era proposto e cioè l'intimidazione.

Chiamò i sozii e dette loro l'ordine di appostarsi vicino all'entrata dell'aia e lungo le siepi della medesima; poi avanzò solo ed entrò risolutamente non senza guardarsi intorno e tenersi pronto a sparare.

Un gran silenzio. Pareva, in verità, che la famiglia dei Casaròtt fosse immersa nel sonno più profondo. Muta la casa e buia; neppure il cane abbaiava. Ciò lo insospettì. Egli sapeva che i Casaròtt avevano un can da pastore che era una bestia feroce; sapeva che dovevano tenerlo quasi sempre alla catena per evitare serii guai: ora dov'era il famigerato Reno, il quadrupede mordace? Era possibile se ne fossero disfatti nei giorni in cui poteva esser loro più utile? Allora, invece di procedere, retrocesse tenendosi sempre pronto a sparare e, come fu sull'entrata dell'aia, gridò:

— O gente?... Uomini della casa?...

Sulle prime non udì risposta; udì ad un tratto, il sordo mugolìo di Reno e vide gli occhi fosforescenti del cane, fra verdastri e rossigni, a cinque passi di distanza.

— Va alla cuccia!

Reno gli girava intorno senza abbaiare.

— Uomini della casa?... Chiamate il cane o l'ammazzo!...

Nessuno rispose. Allora Mostardo puntò gli occhi rossi e sparò. Come era di intesa, al primo risposero gli spari dei sozii. Il fuoco di fucileria durò qualche secondo. Nonostante tutto l'aia rimase deserta; la casa muta.