— Per Bios! — pensò Mostardo — Qui vogliono farcela grossa!

Mandò un fischio di intesa; susurrò un:

— Attenti ragazzi!

Ed appena ebbe il tempo di acquattarsi dentro un fosso, che una diecina di schioppettate gli miaularono intorno. Li avevano presi alle spalle. Infatti i colpi non arrivavan dall'aia, ma dai campi opposti.

Burdell i sl'ha fata!... — urlò. — Dasii sota! (Ragazzi ce l'hanno fatta!... Dateci sotto!).

E incominciò un nutritissimo fuoco di fucileria.

Fu in una pausa che il Cavalier Mostardo udì gridare dalla parte opposta:

L'è Burgnini c'ut saluta (È Borgnini che ti saluta!).

Borgnini? E dov'era Bucalosso? E quanti uomini aveva Borgnini a sua disposizione?

Così pensava, senza interrompere il fuoco di fila, quando la già ingarbugliata matassa si arruffò ancor più: i Casaròtt incominciarono a sparare dall'aia. Si trovarono fra due fuochi. Il Cavalier Mostardo aveva, da parte sua, un uomo fuori combattimento: Giovinaccio, che era ferito a una spalla. Vide subito il pericolo e prese una decisione repentina: ritirarsi lungo il fosso in modo da non essere circondato. Si gettò innanzi per primo.