— Lei mi ha giudicato male, onorevole, ma ha avuto torto.
— Io?... E quando vi ho giudicato male? — fece l'onorevole puntandosi una mano sul petto.
Il gobbo Pulizia e il moro Fabrizi cercavano ritirarsi nell'angolo più oscuro della stanza.
— Come?... — fece Mostardo. — Non è stato lei che mi ha mandato a dire che ho strafatto, che lei non è contento, eccetera eccetera?... Non è stato lei che ha indetto una adunanza al Circolo Mazzini, per questa sera?
— Io?... Ma sognate, Mostardo?
— Ma... scusi... — e cercò intorno con gli occhi i due inseparabili i quali tentavan raggiungere la via della porta — scusi non li ha mandati lei quei due baggiani?
E indicò, col dito steso, il gobbo Pulizia e il moro Fabrizi che non rifiatavano più.
— Neanche per sogno! — rispose l'onorevole.
— Allora?... — gridò il Cavaliere, rivolto al gobbo Pulizia. — Allora come si spiega tutta questa faccenda?
— Perdonate Mostardo, noi non avevamo autorità per darvi un consiglio e...