Si sentì appena una campana che chiamava forse le colombe a raduno e le rondini. Morì con le nuvole, nell'azzurro altissimo.
Nessuno parlava intorno; nessuno intorno dava cenno di una presenza estranea al raccoglimento di quell'ora soave. Solo il vento arrivava dalla purezza del cielo, a quando a quando, a portare una carezza e un profumo nella placida calma.
Le frutta maturavano al sole invermigliandosi; anche nell'anima di Spadarella, anche nel cuore di lei che era nuovo, qualcosa si invermigliava. Il frutto di una rama solitaria, fiorita già in un silenzio antelucano.
Essa non parlava più con sè stessa e non leggeva più. Un poco aveva cantato, sommessamente, presa tutta quanta da una dolcezza tale e così profonda che a poco a poco le aveva serrata la gola; e il suo canto si era spento come il sospiro della campana, ma nell'ombra del suo cuore commosso.
Ora si perdeva nell'aria, viveva di sole e di uno smarrimento ineffabile. Non pensava a Iddio e Iddio era con lei.
Come se qualcuno le avesse detto: — Vieni!...
Era un invito al mistero delle ore soavi che si abbandonano alle ombre di un giardino, di un brolo.
Nelle piccole città c'è più riposo per l'anima e la giovinezza può esiliarsi perchè la conduce un silenzio amoroso.
Non nelle metropoli regali può vivere una santità d'amore tanto grande.
Spadarella sorrideva e i suoi grandi occhi belli vedevano lontano, una strada... una casa... Ed ella udiva una fresca parlata...