Dagli undici petti uscì un urlo formidabile:
— Evvivaaaaa!...
Poi il Cavalier Mostardo si eclissò per ritornare dopo non molto, seguito da Rigaglia. Questi recava un enorme vassoio con sopra bicchieri e bottiglie.
Tutti i salmi finiscono in gloria.
— Av voi fe' sintì e' mi sansvès! (Vi voglio far sentire il mio sangiovese!) — disse Mostardo.
Bevvero e brindarono. L'ultimo a brindare fu Coriolano il quale, fattosi innanzi, incominciò a boccheggiare e finì per dire:
— Bbbb... Bbbbb... Bbbbevo alla salute... dddd... dddella Democrazia... ooggg... oooggg... oogggi combattente, dddomani vvvvincitrice!...
Nel brolo cantavano le cicale e c'era un bel sole d'oro. Spadarella si era seduta all'ombra di un melo, aveva abbandonato il libro sulle ginocchia, il capo sul tronco della vecchia pianta e guardava gli ultimi comignoli e le nuvole sparte.
Tutto un ronzio di insetti le era intorno. Una canipaiola cantava in una macchia. La città non c'era più; c'era solo l'estate e il verde dell'estate con tutti i suoi fiori, nell'ombra di un brolo.