Carpita la laurea, il povero Assoluto era ritornato alla Città del Capricorno nella speranza di guadagnarsi rapidamente una vasta clientela. Ciò non ebbe a toccargli e Assoluto se la prese dapprima con l'indelicata società poi con la grassa borghesia.
Una volta entrata in ballo la grassa borghesia, Assoluto di Patroclo Malvagni sentì di aver afferrata la fortuna per le corna e si valse delle medesime.
Andò innanzi a cornate. Questo è un mestiere che riesce bene, se uno non ha troppi scrupoli.
Incominciò con l'avere un serio litigio col suo papà.
Il suo papà, come abbiamo detto, era un repubblicano a fondo perduto, di schiatta legnosa. Egli stava alla sua convinzione politica come una cariatide al proprio sostegno e non avrebbe ammesso che il figlio degenerasse. Ma il figlio, di Repubblica non volle saperne. Vi furono litigi seri. Una volta Patroclo, afferrata una seggiola, voleva romperla sulla testa di Assoluto; però, non essendo Assoluto dello stesso parere, il vecchio Patroclo si convinse che quella non era la forma migliore per far entrare un'idea nelle testa del figliolo e le cose rimasero al punto di prima.
Assoluto si buttò al socialismo. Grande oratore non era, ma sapeva dire quattro minchionerie con una certa foga.
Poi doveva vendicare l'oltraggio che la società gli aveva fatto, non riconoscendolo grande avvocato.
Il suo odio si vestì di ingiustizia sociale. La grassa borghesia era là, pronta ad essere presa a calci in qualsiasi parte; Assoluto incominciò l'operazione per conto del proletariato.
Per meglio fare fondò un giornale: «Il Faro Socialista», e in pochi anni si sistemò.
La borghesia finì per rispettarlo. Gli stessi che avevano deriso l'avvocato povero diavolo, ammirarono il direttore del Faro Socialista.