Dati i quali trionfi, l'avvocato Malvagni divenne più Assoluto che mai e tempestò, e minacciò e scrisse come una bestia, ma con quella tale bestialità che è necessaria al popolo, a volerne essere amati. Fu un organizzatore instancabile; si prodigò in comizi e conferenze; parlò sempre, in qualsiasi ora del giorno o della notte e in qualunque luogo si trovasse. Così crebbe in importanza e in misura e dominò la massa.

Ora egli predisponeva la battaglia dalla sua sede nella Camera Rossa. Aveva innanzi, una carta topografica della provincia e veniva riempiendola di segni cabalistici, con matite di vario colore. Riceveva e rimandava, con ordini brevi e precisi, i capi delle varie sezioni; precisava le ore dell'attacco, le strade da battere, le precauzioni da prendere, il numero di uomini da usare.

Ora un bracciante stava presso il tavolo di lui: il cappello in testa e le mani in tasca.

— Dunque hai capito, Giorgione?

— Ho capito.

L'avvocato Malvagni non alzava il capo dalle sue carte.

— Dovete cominciare dall'aia dei Baten.

— Va bene.

— A partire da San Girolamo e ad andar di traverso pei campi, impiegherete tre ore...

— ... buone!...