Molti asini ragliavano insieme. Molte bestie addottorate danzavano i tresconi con la sgonnellante Scienza; e si facevano innanzi a scrutar l'abisso col lanternino del positivismo, del monismo, del materialismo.

Conveniva sgombrare il cielo dal fantasma di Dio e negare il Mistero.

Era piovuta, fra le illuminate pecore, la Causa delle Cause. L'Enigma era risolto. Caduto Iddio non restava che il Ventre; e l'uomo si avviava ad essere un più o meno ingegnoso scarabeo stercorario, nel risolto problema dell'Universo.


Ora la turba era giunta a un cinquanta metri dall'aia dei Battisti, e Pulôn aveva spedito innanzi venti uomini chè abbattessero le siepi verso i campi. Non voleva passare dalla strada.

Per quanto il silenzio fosse stato rispettato, data la moltitudine e l'opera compiuta, qualche rumore poteva esser giunto alla casa in mezzo all'aia; ma pareva che i Battisti dormissero il sonno della morte. Non un lume, non un sussurro. Ciò non era naturale. O conveniva pensare che i Battisti, accortisi della masnada che sopravveniva, avessero tale e tanta paura da non rifiatare, nascosti nelle loro buie stanze; o bisognava concludere che la casa fosse deserta. Ma era possibile che dei contadini abbandonassero così i loro beni senza neppure un tentativo di difesa? Perchè i Battisti non eran nè rossigialli, ma semplicemente clericali. Rappresentavano un anacronismo nella terra rivoluzionaria. Formavano una numerosa famiglia, ligia ancora al prete e all'altare. Per questo eran segnati a dito e vituperati quotidianamente nella classica terra della libertà.

Ora Pulôn sapeva che i Battisti si erano accordati con l'Agraria e che avrebbero trebbiato il grano con una macchina gialla. E ciò non doveva essere. Dall'aia dei Battisti, e cioè dall'aia nera, doveva partire la prima affermazione di principio e il primo trionfo dei rossi.

Abbattuta la siepe si trattava di far superare al Santo Carroccio della Democrazia gli ultimi cinquanta metri di sconvolta strada.

Pulôn tolse il divieto del silenzio.

So', rugiè burdèll, c'ai sén! (Su, gridate ragazzi, chè ci siamo!).