Erano le due dopo mezzanotte e Carlotta, chissà perchè, aveva abbandonata la strada maestra e si allontanava trotterellando per certe straduccie comunali che pareva conducessero a ritrovi pieni di discreto silenzio, sotto le stelle.
Non si sentiva più niente, ma solo i grilli, i grilli e i grilli.
Nelle notti estive, questi cantori dei campi conducon via la mente a certe fantasticherie che sciolgono il cinto di Venere a coglierne le grazie, il riso, i vezzi, le lusinghe, i piaceri. Un uomo si sente preso da una calma improvvisa, poi un desiderio gli si insinua nel cuore, un desiderio primevo che lo riconduce a ciò che fu fin dal primo principio. E nasce la donna, come nacque nella notte di Adamo: osso delle sue ossa, carne della sua carne.
«Or amendue, Adamo, e la sua moglie, erano ignudi, e non se ne vergognavano».
Anche il Cavalier Mostardo sentiva che non se ne sarebbe vergognato perchè ritornava ai tempi del Paradiso Terrestre.
In verità di Paradisi Terrestri se ne possono trovare molto spesso, a sapersi contentare; e il serpente è una persona cordiale.
Ora se un uomo rifà il gesto di Adamo e si pensa ignudo con una donna ignuda, in un paradiso di purificazione pieno di poma succose; se disdegna le foglie sul chiaro orizzonte del mondo, e si incammina per le tepide strade che conducono al frutto nascosto; se questo immagina, nel cuore di una notte estiva, sonnoleggiando i grilli la loro nenia distesa, è certo che, prima o poi, ritornato nella contingente disgrazia de' suoi giorni correnti, deve pensare a una mèta, deve vedere una soglia.
Incontro a lui, senza tormento di operazioni costali, deve balzare una donna che è poi sempre la prima, e nello stesso paradiso.
Il Cavalier Mostardo saliva in ardore così, piano piano, mentre la buona Carlotta lo conduceva via (chissà poi perchè?...) per le stradicciuole più remote, più amorose, più lontane dalla tormentata bufera.