— Signori miei, anche se i mattoni favellassero, e le pietre, voi non avreste il potere di risolver la contesa. Non vogliate ingiustamente accusare l'omertà romagnola. Queste cose si compiono, fra di noi, da duemila anni e più. E sempre ce ne siamo trovati bene, se pure non abbiamo saputo cogliere il saggio insegnamento che poteva derivarcene. Io non sono un lusingatore di plebi e potete ascoltarmi. Mi chiamano l'Uomo pacato. Dopo una consumata vita per tutte le Corti e i Piaceri e le moderne Magnificenze sono ritornato al silenzio dei miei primi giorni. Non ho parte; o meglio non ho se non quella parte che ridonda in maggior e prodigo amore al mio popolo. Potete ascoltarmi. Ciò che qui si è consumato, non ha tragica importanza. È il frutto del luogo. La terra dei cocomerai si inebbria di ogni cosa rossa: così di una bandiera, come di un'idea e del suo sangue. Chi vorreste punire?... La legge non può aver luogo! Non può aver luogo se non a patto di deformarsi e di lasciar le cose come stanno e come sempre sono state. Qui si è combattuto; si vede. Prendete atto dell'avvenimento e non cercate di più. Il Governo della Pubblica Cosa ci venga incontro per altre strade. Noi anche possiamo amare esasperatamente, come esageratamente odiamo per aver dimenticata, in tal modo, l'immensa vanità che non ha più Dio. Anche fra questi rottami Iddio è morto; ma, se rinascesse, in Suo nome, noi, per esser fedeli all'eredità di cui Egli ci volle contrassegnati, spargeremmo il campo di rottami diversi e a Lui vorremmo consacrato il bello e folgorante vermiglio del nostro sangue che fiotta. La Politica è una contingenza, Signori miei. Ma, domani, chi sa di qual nome vorrà fregiarsi la nostra incorruttibile battaglia?...
E l'Uomo Pacato finì di parlare, e, sempre sorridendo ai bracchi governativi, riprese la sua strada nel gran sole dell'estate.
CAPITOLO XI. Qui si fa cenno della Città del Capricorno, de' suoi abitanti, delle sue classi e categorie, del come e del perchè ivi venisse covato l'uovo gallato della Democrazia e di altre cose notevoli, insigni ed ammirabilissime.
A mezzogiorno, il Cavaliere vide il Trancia e Giovannone. Si chiusero in camera segretissimamente.
— Ora mi renderete conto di quello che avete fatto!
— Dovrete ringraziarci! — rispose Giovannone.
— Prima di ringraziarti, di' un po': sei informato di quanto è accaduto?
— Che cosa è stato? — fece il Trancia.
— Come?... non lo sapete neppure?
I due si guardarono negli occhi.