E il povero Rigaglia fu costretto ad andarsene in pedùli, senza neppure poter rifiatare.

— E mangiare?

Rigaglia era partito. Eran quasi le due del pomeriggio.

— Andrò da Spadarella.

Gli ritornò una sconfinata allegria. Si guardò nello specchio. Le ammaccature e le bozze e i lividori e i gonfioni non gli deturpavano la faccia. Anzi gli sembrava di essere più piacente.

Chissà che cosa avrebbe detto la sua bambina! Ma ci era abituata. E Spina Rosa?

Jòso, la mi Madona!... (Gesù, Madonna mia!).

— Non fate la sciocca. Sono cose che capitano a chi non sta sempre intorno ai fornelli e per le chiese!

Ma, quel giorno, il centro del suo mondo era Mignon. Ne era ebbro. Se la sentiva ritornare come un profumo che dà le vertigini. E, come gli toccava sempre, quando era al colmo della contentezza, dovette cantare.

Incominciò, mentre si aggiustava la cravatta innanzi allo specchio: