— Già, voi vorreste una legione di carabinieri solamente per il vostro palazzo! — gli rispose il conte La Perla.

— Ben detto! — esclamò Zìrolum che ascoltava con tre orecchie.

La discussione crepitava strepitando. Erano una quindicina, in due tavoli del Caffè del Gatto Bianco.

Oltre i summenzionati, c'erano: Loreto Baroni, possidente; Giulio Fienai, possidente; il barone Lorenzo Vichelli, antico cavaliere di cappa e spada; Temistocle Lattonari, regio notaio; Cesare Baccicalupi, dottore in scienze agrarie, notevolissimo; Oreste Malnessi, giovane senza convinzioni, ridanciano e donnaiuolo; Peppino Locchi, perito agrimensore, saldo nella massoneria; Gioacchino Albati, avvocato, ben pensante, pieno di iniziativa e forbitissimo dialettico, ed altri di minore rilievo.

Ora, per non poter noi seguire, nella consueta forma narrativa, l'intricatissima discussione, lascieremo ai nostri Agrari, con la responsabilità delle loro convinzioni, la libera parola.

Loreto Baroni. — (Agitando un giornale):

— Avete letto l'Avanti!?

Cesare Baccicalupi. — Chi ha cura del proprio fegato non legge certi fogliettacci velenosi!

Loreto Baroni, Giulio Fienai, Peppino Locchi, Gioacchino Albati. — Non dire sciocchezze!... — Vuoi coprirti gli occhi per non vedere? — Questi sono i vostri sistemi!... E vi trovate il nemico in casa!...

Il barone Lorenzo Vichelli. — Che cosa dice questo Avanti!? Sentiamo.