— Già, secondo loro — diceva il pacifico borghese, — secondo loro, noi dovremmo lasciar svolgere liberamente gli elementi del Diritto nuovo! E il Diritto nuovo è quello di occupare le terre del Comune e dei privati, quando questo non sia consentito; quando cioè i legittimi proprietarii vi si oppongano. Come andrà a finire?... Io non sono un professore di Università, nè un filosofo umanitario, nè un deputato con dieci legislature, nè un uomo politico con, didietro, le sante memorie della vecchia Destra. Io sono un uomo che, quando va contro al Codice Civile o al Codice Penale, e si lascia cogliere sul fatto, è chiamato in Questura e fila dritto al Cellulare. Essendo tale, non mi assumerei davvero la responsabilità di coprire la carica di Vicerè delle Romagne! Fin che fossi Vicerè, sarei salvo; ma se la Camera facesse cadere il Ministero, non cadrei anch'io?... Potrei forse contare sull'aiuto di Giolitti? — Con quell'uomo non si è mai sicuri!... La prospettiva di essere processato come capo o complice dei socialisti romagnoli, invasori di terre, non mi sorriderebbe. Accetterei solo ad un patto...
— Quale?
— Che l'idea del Diritto nuovo fosse accettata da tutti, pacificamente!
— Bravo!...
Si levò un tumulto di urla, di risate, di invettive.
Ora Zìrolum ascoltava con due orecchie.
— A questo ci hanno condotto le famose conquiste della Democrazia borghese! — esclamò Angelo Angelotti.
E Floriano Borghi:
— Ciò che fa più schifo è il giuoco del Governo. Associa i socialisti parlamentari alla maggioranza ed ha la faccia tosta di far affermare che questo è avvenuto per puro caso, senza alcun patto con l'Estrema, per pura simpatia!...
— Bubbole! — gridò il marchese della Pipetta. — Il Governo perchè si prende le tasse se deve trattarci così?