Paolo Derni. — Ecco una solenne affermazione del Diritto nuovo! Del loro Diritto nuovo!
Il marchese della Pipetta. — Infatti le fonti di questo loro diritto, sono i piedi!
Il conte La Perla. — E camminano!
Il marchese della Pipetta. — Pare ne godiate! Ma se arrivano arriveranno anche per voi, sciagurato!
Il conte La Perla. — E a me che importa? Bisogna vivere nello spirito dei tempi.
Il marchese della Pipetta. — Infatti si vede che cosa state facendo da quando siete nato!
Zìrolum scacciò le mosche da un tavolo più vicino e brontolò:
— Sfruttatori ereditari!... Sfruttatori per atavismo e spirito di casta!... Aguzzini del libero pensiero proletario!...
Allora levò la voce uno che, fino a quel punto, aveva taciuto: l'ex onorevole Adriano Biancini, moderatissimo uomo e chiaroveggente.
Adriano Biancini. — Non siamo più di venti e non riusciamo a metterci d'accordo. Questa è la nostra disciplina! E vorrete meravigliarvi se domani continueranno a vincere come hanno vinto fino ad oggi? Essi hanno una mèta precisa; noi non ne abbiamo nessuna. Appena ieri siamo riusciti ad accordarci per una difesa parziale e non perderemo, forse, perchè i repubblicani sono con noi. Ma credete rimarranno con noi?... Fra un mese saremo più soli e la minaccia si aggraverà. È cieco chi non vuol vedere lo spirito prettamente rivoluzionario di questi moti. Prepariamoci alla spogliazione per gradi o improvvisa. L'una forma o l'altra può dipendere da fatti imponderabili e subitanei. Del resto, la Rivoluzione francese, che si credeva compiuta nel ciclo che chiamerò dell'ottantanove, continuerà a vivere per tutto questo secolo e i nostri nepoti ne avranno anche per il secolo venturo. La Democrazia borghese è ormai sopraffatta e deve cedere il campo ai socialisti rivoluzionari e ai socialisti democratici. La vecchia Repubblica con tutti i suoi idealismi umanitari; la romantica Repubblica del nostro Mingozzi, quella generosa e battagliera, intorno alla quale si raccoglieva la migliore parte della gente nostra, dopo l'epica morte di Antonio Fratti, è venuta cedendo terreno di giorno in giorno ed ora può dirsi si riassuma nel suo ultimo epigone: il Cavalier Mostardo. Siamo ai traguardi, amici miei, e non avremo neppure la magra soddisfazione di arrivare buoni ultimi se non sapremo trovare in noi la forza della concordia.