La disputa si inasprì. Non importava preoccuparsi dell'avvenire, era il presente che conveniva dominare e per dominare il presente occorreva l'aiuto del Governo. Ma il Governo, fra Giolitti, Luzzatti, Calissano, Chimirri giuocava a favorire sempre più la socialistaglia prepotente, aggressiva, sfacciata ed incivile.

— Il Governo ci ha venduti come pecore segnate! — urlò Cesare Baccicalupi, dottore in Agraria.

E il barone Lorenzo Vichelli, antico cavaliere di cappa e spada:

— Ha nominato una Commissione; manda quaggiù dei parolai, ci tiene a bada. E intanto lascia che tutto vada a rotoli. Al tempo antico...

— Lasciate stare il tempo antico! — consigliò Gioacchino Albati, avvocato bempensante, che era un moderatore.

Disse Adriano Biancini:

— Il fatto sta che noi non sappiamo che strepitare e ce ne andiamo come le foglie sulle correnti di autunno.

— È la nostra volta! — mormorò Oreste Malnessi, giovane senza convinzioni.

— E non abbiamo coraggio! — aggiunse il Biancini.

— In quanto a coraggio — gridò Peppino Locchi, perito agrimensore, saldo nella massoneria; — in quanto a coraggio ne avremmo da vendere! Ma siamo l'odiata minoranza e in dieci contro diecimila non si può combattere!