— Allora cediamo il potere e faccian loro!... Tanto, peggio di così non potrebbe andare. — Questo disse Giulio Fienai, possidente, persona perbene e bennata, autorevole in famiglia e ben veduta al Circolo dei Nobili.
Zìrolum approvò:
— Dice bene, il signor Fienai!
Frattanto un'altra lite si accennava fra il marchese della Pipetta e il conte La Perla, i quali erano sempre inveleniti l'un contro l'altro e non si perdonavano neppure il respiro.
— Che cosa ne pensate voi, Biancini, della Commissione governativa? — domandò il conte Angelo Angelotti, uomo senza idee e senza pareri, ma tutto di un pezzo, come suol dirsi.
— La Commissione verrà a scoprir la Romagna, farà un monte di belle chiacchiere; darà ragione a tutti e lascierà le cose allo statu quo ante!
— E allora chi deciderà, nel caso nostro?
— Decideranno i magistrati, sempre che si mantengano gli escomi ai contadini ribelli.
— Per conto mio — disse il marchese della Pipetta, — non cederei neppure se dovessi rimetterci tutto!
E il conte La Perla: