Arrivò di gran corsa uno che aveva parlato all'onorevole. In men di un minuto ebbe intorno una quarantina di persone.

— Ebbene?... Che cos'è?... Che cosa succede?...

Il nuovo arrivato buttò là una frase che fu come un cataclisma:

— A Roma e a Milano c'è la rivoluzione. Hanno proclamato la Repubblica!...

Uno sbandamento contrito s'impossessò dell'anima dei presenti.

— Ma chi l'ha detto?... L'onorevole?...

— Sì, l'ha detto l'onorevole. Ha ricevuto un telegramma. L'ho visto io!

— E allora perchè suonano?

— Chiamano il popolo. Prima di notte sarà proclamata la Repubblica anche qui.

— Briscola!... — mormorò Oreste Malnessi, che era un giovane senza convinzioni, ridanciano e donnaiuolo. Egli si era accostato prudentemente al crocchio e così, rimanendo alla larga, voltato di fianco per ascoltare meglio e per non sembrare addirittura della partita, aveva colte le ultime frasi. Si affrettò poi a raggiungere gli amici che lo aspettavano a venti passi di distanza, sempre presso i tavoli del Caffè, e disse loro: