Veniva innanzi un temporale catastrofico e il cielo si oscurava.

Camminando così, nel grande travaglio dell'anima, prese uno scivolone che per poco non lo mandò ruzzoloni.

— State attento! — gli disse un passante che era accorso. E Mostardo, pien di dispetto:

S'a chesch, a chesch in tèra; zidenti a ch'im tö sò!... (Se casco, casco in terra; accidenti a chi mi prende su!...).

E continuò la strada.

Ah, Mignon!... Perchè dischiudere un napoleonico giaciglio a un gigante tranquillo, per poi negargli anche la grazia di un sorriso?... Era questo che non riusciva a capire il povero grande Mostardo!

Forse non era stata che una distrazione.

— Una distrazione?... Ma se è stato tutto un dare e un prendere?... Tu per me ed io per te! Dunque?...

E non la digeriva.

— No!... Anche lei mi vuole avvelenare!... A sò un povar sgraziè!... (Sono un povero disgraziato!).