E l'amore, l'amore lo riduceva ai minimi termini, povero grande Mostardo! Perchè, nella sua schietta ed intiera semplicità, non riusciva a capire la donna che oggi si dona e domani ha tutto dimenticato. Come si possono dimenticare certe cose? Ma sono forse una bibita rinfrescante? Già con le donne non si ragiona. Non si ragiona!
E l'affanno gli cresceva a dismisura.
Incominciò un vento gelido di tempesta e suonavano lontano, per le campagne, le campane a scongiurare la grandine.
Era la prima volta, la primissima volta, in vita sua che Mostardo provava il mal d'amore. E questo male lo rendeva cieco.
Errò così in lungo e in largo senza saper dove andasse.
Poi cominciò un tremendo temporale estivo fra grandine, baleni e saette.
Il cielo era livido, nero. Un vento a raffiche si avventava giù dal cielo a rovesciare i camini, a far volare le tegole come le foglie di autunno.
La gente fuggiva spaurita. Mostardo non se ne accorse neppure.
Disse solo, rispondendo all'interno dispetto: