— Io non voglio niente!
— Vut c'at dèga un bès? (Vuoi che ti dia un bacio?).
Risero tutti tre: Spadarella, Rigaglia e Mostardo.
Poi l'umile e il grande se ne andarono insieme, braccio sotto braccio, come due innamorati.
CAPITOLO XIII. Come il gobbo Pulizia se ne andò a cercar Garibaldi e come gli anarchici dell'Isola Felice cooperarono alla felicità del Cavalier Mostardo.
Era andata così, come raccontò Rigaglia, compiacendosi del busso de' suoi scarponi riconquistati.
Una sera Rigaglia era solo ed aspettava Mostardo. Stava per apprestare la cena, ma prima, quasi per un presentimento, era andato nella stalla e aveva messo il fieno nella mangiatoia e aveva preparato un buon letto di paglia come se la Carlotta dovesse ritornare. Si era sentito una voce dentro che gli aveva comandato di far questo. Poi, compita l'opera, tranquillo e soddisfatto stava per salirsene in cucina quando avevano suonato il campanello.
Chi poteva essere a quell'ora?
Andò ad aprire ed ecco presentarsi un uomo che entrò senza aspettare e senza dir niente. Poi chiuse la porta e gli disse:
— Io sono il conte Polpetta!