Ora, lungo il pallottolaio, c'era una lunghissima tavola nera con, intorno intorno, sconquassate panche e sedie impagliate. Detta tavola era fiorita da ampi boccali verdi, da gotti e bicchieri; da qualche fiasco; larghe chiazze di vino la pezzavano e sudicissime carte da giuoco ne compivano la decorazione.
A detta tavola fu condotto Mostardo il quale dovette sedere nonostante la ripugnanza. Il moro Fabrizi si pose al fianco di lui.
— Be' — fece il Cavaliere — quali sono queste novità?...
— Vi ricordate l'idea fissa del povero Gobbo?
— Il cavallo di Troia?
— Sì, il cavallo di Troia! Be' volete saperlo?
— Che cosa?
— Troia non c'entrava per niente!
— Bella scoperta!
— Come?... Vi dico che Troia ce l'aveva messa lui, prima di morire.